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Percorso Blu – Curiosità

La Bombarda: un caratteristico scoglio conosciuto come “la Bombarda” per la presenza di una spaccatura nella roccia a forma simile a bocca di cannone, dalla quale, in caso di mare in burrasca, viene letteralmente “sparato” un getto d’acqua come se fosse appunto un cannone, visibile dalla strada, prima della galleria con semaforo, di fianco alla casa sulla scogliera detta “casello “. Ovviamente si può assistere a questo bellissimo fenomeno della natura, con le dovute cautele e attenzioni al traffico, solo quando il mare è particolarmente agitato.

Nel centro storico di Deiva Marina, oltrepassato l’arco del “Beghetto”, si arriva al passaggio detto del “Vico del Fico o delle Pozze”, che interessa una parte forse meno conosciuta ai turisti del borgo antico di Deiva Marina, presentando una serie di strette viuzze, in parte voltate, atte al transito di una persona per volta per via della larghezza ridotta, colleganti tra loro una serie di abitazioni a ridosso della parallela Via Gramsci. Le vicende antiche legate a questo percorso narrano di un tracciato, noto soprattutto ai soli abitanti, che consentiva in caso di attacco al borgo da parte di pirati o altri, di trovare scampo e rifugio fuggendo nella vicina torre senza essere scoperti. Per questo motivo, lo stesso tracciato, nel corso dell’ultimo conflitto, è stato più volte utilizzato dai partigiani deivesi in occasione dei rastrellamenti operati dai nazi-fascisti, quale via di fuga.

La palestra di roccia della “Rocca di Pria Zinara”, nota agli amanti della pratica sportiva come “La Sfinge” ”, per il caratteristico e curioso profilo che contraddistingue la struttura rocciosa, costituita in durissimo diaspro, è situata nella zona dei campeggi, in Loc. Gea, più precisamente nei pressi di quello denominato “La Sfinge”. E’ comodamente raggiungibile da Deiva Marina a piedi, in autobus o mezzo proprio, parcheggiando, se in auto, nel parcheggio sterrato attiguo alla strada. Si prosegue poi a piedi nel sentiero-mulattiera per Piazza, in direzione della struttura rocciosa che si intravede in lontananza, arrivati all’altezza di una piccola fonte, si scende dal sentiero attraversando il rio sottostante e un ponticello in legno (prestare attenzione perché in condizioni precarie), dopo un breve tratto in salita, si giunge alle pareti (7 muniti circa dall’auto). In estate la zona del campeggio è servita anche da un comodo bus-navetta gratuito da e per la stazione di Deiva Marina FF.SS. Ormai da tempo, la falesia è stata attrezzata da appassionati esperti per praticare l’ arrampicata sportiva, offrendo in pochi metri tutti gli stili di scalata: dalla placca di aderenza, al muro verticale, allo strapiombo. Gli itinerari a disposizione, contraddistinti nelle cartine specializzate con i nomi dei sette nani, sono circa una trentina, tutti con “chiodatura” ravvicinata e quindi ideali a chi si vuole approcciare a questa affascinante pratica sportiva, con difficoltà che gli esperti definiscono dal IV al 7b+. La palestra di roccia della “ Sfinge” ,ovviamente se esperti della disciplina sportiva, offre tutte le esposizioni: da nord-est a sud-ovest, dando così la possibilità, di poterla frequentare in tutte le stagioni.

Meglio conosciuta dai locali come “Tanna dell’Oca”, la Grotta dell’Oca è una cavità naturale, posizionata alla quota altimetrica di circa 125 mt. sul livello del mare, con un dislivello positivo tra la quota di ingresso e il punto più alto della cavità di 5, prevalentemente ascendente. Le coordinate geografiche sono di Latitudine 4898359 e Longitudine 1544026, è stata scoperta e censita dagli speleologi nel 1979 al n. 1039 dal Catasto Speleologico Ligure, , ma è da sempre nota agli abitanti del luogo, che soprattutto da bambini la frequentavano per un bagno ristoratore, in alternativa al quello di mare. E’ localizzata in località Gea e si può raggiungere da Deiva Marina in auto, mezzo proprio e poi a piedi prestando molta attenzione, perché dopo la prima parte di mulattiera, il sentiero, ormai non più mantenuto,e adatto solo per esperti camminatori, presentando numerosi tratti pericolosi e infrascati con passaggi esposti e attraversamenti del rivo, con un grado molto elevato di difficoltà. Il punto preciso, si può raggiunge a piedi sfruttando le coordinate, costeggiando il torrentello dopo aver lasciato la strada provinciale che sale verso Piazza, arrestandosi all’altezza del campeggio La Sfinge. La grotta, che presenta un interessante habitat a livello naturalistico con flora e fauna di ambiente vallivo e formazioni cristalline, è oggetto anche di una curiosa leggenda che narra che al suo interno, ricco appunto di quarzi rifrangenti la luce dalle pareti, si crei un curioso effetto di lucentezza multicolore, simile a quello di un castello fatato. Il racconto spiega come la dama di un castello non molto lontano, probabilmente quello presente a Passano, costretta a viverci imprigionata tra i cristalli, chieda aiuto indicando ai soccorritori il luogo della prigionia. Il luogo è chiamato “Tanna dell’Oca” dagli abitanti del posto perché pare che dall’alto si avverta un suono simile al verso prodotto dall’oca, e la leggenda vuole che sia la voce della povera Castellana che con le sue grida cerchi di attirare l’attenzione di qualcuno che possa finalmente venire a liberarla, ponendo così fine alle sue pene.

Il rifugio antiaereo di Caraschi è raggiungibile in auto o autobus con la strada provinciale verso Piazza, scendendo poi verso il borgo appunto di Caraschi, attraversando il piccolo agglomerato di case con un piccolo ponticello sul ruscello, da lì, sulla sinistra, sono ancora oggi visibili i resti di un rifugio antiaereo dell’ultima guerra mondiale, destinato, al riparo della popolazione durante le incursioni aeree con bombardamenti su Deiva Marina, che a causa deklla presenza del ponte ferroviario e di depositi di olio combustibile, furono complessivamente 45. Il rifugio è fruibile solo nella prima parte, in quanto crollato nella restante.

Si tratta di una lapide di marmo di 44 x 120 x 15 considerata dagli studiosi come la più antica testimonianza locale dell’evangelizzazione del territorio rurale del Levante ligure, volta a imporre l’osservanza della santificazione del settimo giorno e inculcare il rispetto di Dio, in menti ancora pervase di riti e credenze pagane. Oggetto da sempre di importanti studi, contiene diverse iscrizioni, la prima riferita alla data del 20 maggio, dedicazione di una chiesa al Salvatore e a vari santi: S. Michele, S. Martino, San Giorgio e nell’iscrizione che segue la dedica, dopo una linea di separazione, un testo per i caratteri epigrafici utilizzati probabilmente risalente composta al VII e l’VIII secolo d.C., ricavato copiando un testo noto dei Testamenti apocrifi: la famosa lettera di Nostro Signore Gesù Cristo caduta dal cielo (Epistola Domini Nostri), spesso citata nelle fonti antiche, ma di solito riprodotta solo su pergamena. L’iscrizione del testo su pietra rappresenta una singolarità, per questo motivo il reperto risulta la copia più antica che si conosca della Lettera, il cui testo originale si daterebbe infatti al VI secolo d.C.. , L’obiettivo era quello di instillare il timore di Dio in quanti, conservando residui di paganesimo, non santificavano la Domenica andando a Messa, continuando a lavorare nei campi. Nel contenuto si legge che la non osservanza della prescrizione di rispettare la domenica e i giorni festivi stabiliti dalla Chiesa, dopo aver ricordato quanto il Signore ha concesso in benefici agli esseri umani, avrebbe causato una serie di mali e calamità: terribili malattie, fame, cecità e invasione di locuste e altri castighi, considerate come “giusta punizione”. L’attribuzione dell’epigrafe ai monaci di San Colombano si fonda non soltanto nella vicinanza della Chiesa di N.S dell’Assunta a Brugnato, ove la chiesa é dedicata a San Colombano, e alla collocazione nel vasto territorio ricadente nell’Alpe Adra, terra confermata al monastero di Bobbio da Carlo Magno nel 774, ma anche nell’accostamento dei nomi dei tre santi: Michele, caro ai longobardi, Martino e Giorgio di origine bizantina quale prova tangibile dell’avvenuto superamento, operato con l’azione pastorale dei monaci, dei contrasti religiosi e di dottrina fra ariani e cattolici. Una curiosa leggenda legata a questa zona, narra di una lastra di pietra, situata vicino alla chiesetta, con le impronte dei piedi delle streghe perché posta in un luogo dove si recavano a ballare in occasione del Sabba, la tradizione vuole che se erano sorprese dalla luce dell’alba dovevano ballare tanto fino a morirne, e se per caso invocavano l’aiuto della Madonna, venerata nel vicino santuario, pentendosi della loro vita dissoluta, sarebbero state da Lei immediatamente tramutate in formiche volanti.

In località Passano, raggiungibile da Deiva Marina, in auto o autobus, la memoria storica o leggenda che sia, ha tramandato due racconti che parlano rispettivamente dell’esistenza di un passaggio segreto che in tempi remoti in caso di assedi, collegava come via di scampo il castello dei Da Passano, alla località dove effettivamente ancora oggi è presente il toponimo “Arca Pascianna” o “Arca Passana”, e della presenza di un fantasma che dalla cisterna , prosciugata e visibile ancora oggi all’interno dei ruderi del maniero, agguantasse tutti coloro che passavano vicino alla sua imboccatura, tirandoli dentro e facendoli scomparire nell’acqua, con tutta probabilità di tratta di un racconto fatto dagli anziani ai bambini, per evitare che giocando vicino alla profonda cisterna vi potessero finir dentro. Anche qui occorre prestare attenzione al sentiero che dal paese porta al castello, non in buone condizioni e adatto per camminatori abituali dotati di calzature adatte, presentando numerosi tratti infrascati, per motivi di sicurezza si consiglia di non accedere all’interno dei ruderi del castello e dell’oratorio.

Il paese

Deiva Marina è uno dei paesi più attrezzati della selvaggia costiera dello spezzino. A fare da sfondo alla bellissima spiaggia sabbiosa sono gli alberghi e gli stabilimenti balneari, che offrono ospitalità e vita by night.
Per chi preferisce le vacanze all’aria aperta a Deiva vi sono villaggi e campeggi. Qui la vacanza fa rima soprattutto con il mare, chiaro e ideale per chi vuole una tintarella in relax e una nuotata senza problemi.
Al largo fondali incontaminati e popolosi appagano i subacquei con interessanti immersioni. Deiva offre tanti angoli con scogliere e spiaggette quasi “selvagge”, considerati ideali da chi ama la pesca da riva e vuole fare due “lanci” in scioltezza.

Il borgo antico si caratterizza per gli stretti vicoli e le case colorate a pastello tipiche dell’architettura ligure. La chiesa di Sant’Antonio Abate è il cuore del centro storico e il naturale contraltare architettonico alla Torre Saracena di forma quadrangolare che si trova davanti, elemento del sistema difensivo del territorio. Tra le frazioni che punteggiano le coline c’è Passano con il castello che domina la Valdeiva. Si possono fare piacevoli passeggiate tra i sentieri di un entroterra. Per chi sceglie l’estate, ogni sera di luglio e di agosto, Deiva offre un appuntamento e un’occasione per fare nuovi incontri. Nei ristoranti, il pesce regna sovrano con alcune chicche come i ravioli di pesce e il pesce alla ligure.

CURIOSITÀ

BOMBARDA
PASSAGGIO SEGRETO “VICO DEL FICO”/TORRE
PALESTRA DI ROCCIA “LA SFINGE”
GROTTA DELL’OCA
RIFUGIO ANTIAEREO CARASCHI
LAPIDE ASSUNTA/STREGHE
LEGGENDA/ CASTELLO PASSANO/ ARCA PASSANA
INFO
SVOLGIMENTO: A piedi o autobus o mezzi propri
DIFFICOLTA’: Descritta nelle varie tappe
DURATA COMPLESSIVA: da svolgersi in più giorni

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