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Percorso Rosso – Arte

Il percorso attraversa i Comuni di Deiva Marina, Framura, Bonassola e Levanto.aIl percorso descritto parte da Via Matteotti, che affaccia sul rettilineo stradale di Corso Italia, dal suo inizio e fino alla leggera salita, emergono su entrambi i lati muraglie a secco dalle quali affiorano profili di ville settecentesche con giardino e case decorate alla genovese, caratterizzate dagli ocra e dai rosa tipicamente liguri, dopo alcuni minuti di cammino, all’apice si arriva in Piazza Colombo, incrocio di tipici carruggi liguri tutti da scoprire, in avvicendarsi di vicoli stretti, piccole porticine e finestre, archi, scalette e terrazze con fioriture rampicanti e pensili. Uno di questi, Via Amendola, è delimitato da un arco realizzato in pietra nera locale scolpita in senso circolare, noto agli abitanti come “Arcu du Beghettu”, (3) con intarsiata una Croce di Malta o Croce di San Giovanni, nella sua chiave centrale. Non si dispone di alcuna fonte documentarie, ma tra le diverse ipotesi, le più verosimili paiono essere quelle di residua testimonianza della presenza di una struttura di tipo assistenziale, utilizzata durante le epidemie del passato o quella di una sorta di porta di accesso al borgo fortificato, tutt’oggi accerchiato da spesse mura, da bloccare in caso di attacco. La tappa prosegue su Via Gramsci, stradina lunga e lastricata in ciottoli di pietra nera e tacchi di arenaria, che conduce alla parte del centro storico dove è presente la parrocchiale. La chiesa, (4/5) appare quasi subito sullo sfondo, celata tra le case-torri, nelle sue maestose forme barocche e il bel sagrato del 1766, dalla precisa fattura a tappeto di spiccata tradizione ligure, ricavato con tecnica a mosaico di ciottoli colorati, disposti a formare soggetti marinareschi e floreali. L’edificio della chiesa, intitolata a San Antonio abate, venne riedificato nella sede attuale a partire dal lontano 6 Luglio 1730, a causa della devastante ondata di piena dell’alluvione del 2 Novembre 1729, che distrusse completamente la chiesa primitiva. La sontuosità del suo interno nei marmi di rivestimento e negli arredi, è frutto delle decime donate all’epoca dai marinai imbarcati sui bastimenti di proprietà di armatori e capitani deivesi. Vi sono custoditi alcuni piccoli tesori: una Pala d’Altare del 1768, l’ imponente e noto organo del 1864 della scuola pisana di organai Agati e il pulpito del 1750, in marmo policromo intarsiato, del tutto simile a quello presente nella cattedrale di S. Siro a Genova. All’esterno, la prospiciente torre tardo-medievale (5), massiccia e compatta, è realizzata in pietra di colore giallo ocra e mattoni pieni, usati per coronare la finitura e gli archetti d’aggetto del cornicione e le volte interne. Si sviluppa su di una altezza di circa 12 metri, con tre locali sovrapposti di 25 mq. ciascuno, in pianta quadrata coronata di merli aggettanti con piccole feritoie, dette “arciere”, e bocche di fuoco murali funzionali alla difesa. Il manufatto turrito, affianca l’oratorio con chiostro di S. Giovanni Battista di probabile origine seicentesca. La torre svolgeva funzione di controllo e rifugio per la popolazione, al tempo non molto numerosa, dagli sbarchi operati dai pirati, citati in documenti conservati presso l’Archivio di Genova, riportanti in particolare l’episodio del 3 aprile 1564 quando sette vascelli turchi , dopo l’assalto a Moneglia, tentarono di insidiare anche Deiva senza ottenere grandi risultati perché la popolazione vi trovò scampo e rifugio. Dopo questo episodio, il rappresentante della Comunità locale, tale Pasqualino Testa, riferì con una lettera alla Repubblica Genovese la provvidenziale opportunità di difesa dai pirati offerta in quell’occasione dalla Torre, posta in quella che definisce la “Villa”, caldeggiando l’esigenza di costruirne un’altra anche verso il mare alla “Marina”, zona fino ad allora sguarnita di difese. Di fronte all’ingresso della Torre, Via Garibaldi conduce al costello detto il “Rovereto”(6) dove sorge il nucleo più antico e caratteristico di Deiva, risalente al XV-XVI secolo, quando Deiva non era ancora una singola comunità politica e amministrativa e apparteneva alla Podesteria di Moneglia; secondo l’annalista Giustiniani si componeva di soli 20 fuochi (famiglie) non superando le 100 unità, ad ogni fuoco corrispondevano infatti 5 persone. Nella cartografia di Vinzoni del 1751, il borgo di Deiva risulta più arretrato rispetto all’attuale linea di litorale, il fiume appare con un bacino imbrifero e estuario marcatamente più vasti di oggi. La prima citazione relativa all’esistenza di porto, con tutta probabilità un semplice approdo di tipo fluviale destinato al piccolo cabotaggio locale, è attestata nel XII secolo con la consegna in “portu de Deva de petre vermiglie de Paxano” La carta manoscritta planimetrica “Tipo geometrico del luogo della Deiva e dei siti controversi tra la detta Comunità e quella di Framura”, conservata tuttora presso l’Archivio di Stato di Genova, ci fornisce inoltre precise indicazioni circa lo sfruttamento territoriale, rappresentando la valle vicino alla costa, il suddetto quartiere del “Rovereto” con le case intorno alla chiesa, già nella sede attuale, alcuni magazzini e la Torre circolare, localizzati a ridosso della spiaggia. Anche una veduta di Eugenio Ciceri, della fine del XIX secolo, rappresenta ancora un borgo di Deiva arroccato alle pendici del monte e un fiume con una foce ancora allargata notevolmente verso il mare. Riprendendo il percorso, sempre in Via Garibaldi, prima della salita e della minuscola Piazza Gramsci, si svolta a destra attraversando un corto voltino sottostante un’abitazione, iniziando a scendere in leggera pendenza in Via Cavour e poi verso Via Romita, affiancata da spesse cinta murarie che ricreano il curioso effetto labirinto percepito già all’inizio dell’itinerario. Al termine, a destra verso Corso Italia e la vicina e circolare Piazza XXV Aprile, (7)definita dagli abitanti come “Dal Pozzo”, uno slargo sul quale primeggia un monumento bronzeo dedicato ai Caduti di tutte le Guerre, con pavimentazione in arenaria realizzata con tecnica a spirale e intarsiata con i versi di Montale della poesia “Cigola la carrucola nel pozzo”, riferiti al pozzo citato, protetto ora da una lastra in cristallo trasparente. Nel proseguo dalla piazza, seguendo il viale alberato in direzione del Lungomare, oltrepassato prima il palazzo comunale e poi il sottopasso ferroviario si arriva alla Torre Circolare(8) verso la spiaggia, situata in Via Doria nel quartiere della “marina”. Questa torre, costruita tra il 1564 e il 1588, di cui ormai sono visibili solo parte delle mura, è alta 15 metri e conserva parte delle originarie merlature, risparmiate dalla furiosa ondata di piena del fiume di oltre due secoli fa, che ne causò il crollo parziale. Costruita ai tempi della Repubblica di Genova, come abbiamo già appreso, allo scopo di dotare il territorio di sistemi difensivi, in questo caso di avvistamento, in grado di segnalare e salvaguardare la popolazione dagli sbarchi dei pirati corsari e barbareschi, che infestavano anche il litorale ligure, in un complesso sistema di avvistamento e segnalazione, in triangolazione a vista con altre torri simili dislocate lungo la costa, localizzate in luoghi da cui si godeva una buona e ampia visione del mare. Segnalazione che in supporto al pattugliamento operato dalle galee genovesi pubbliche e private, veniva disposta dalle comunità locali e effettuata da guardiani che rispondevano del loro lavoro a loro e al Podestà. I segnali, se di giorno, venivano fatti con fumo, in caso di pericolo durante la notte venivano invece accesi fuochi alla sua sommità, di rilancio a quelli pervenuti dalle altre località costiere, a questi sistemi di allerta, andavano in appoggio anche le campane delle chiese che suonavano a martello per incitare i cittadini a mettersi al riparo e prepararsi alla difesa. Qui termina la nostra passeggiata alla scoperta del centro e degli interessi storici di Deiva Marina, in un tempo complessivo di circa 1 h e 30 minuti.

Il paese

Deiva Marina è uno dei paesi più attrezzati della selvaggia costiera dello spezzino. A fare da sfondo alla bellissima spiaggia sabbiosa sono gli alberghi e gli stabilimenti balneari, che offrono ospitalità e vita by night.
Per chi preferisce le vacanze all’aria aperta a Deiva vi sono villaggi e campeggi. Qui la vacanza fa rima soprattutto con il mare, chiaro e ideale per chi vuole una tintarella in relax e una nuotata senza problemi.
Al largo fondali incontaminati e popolosi appagano i subacquei con interessanti immersioni. Deiva offre tanti angoli con scogliere e spiaggette quasi “selvagge”, considerati ideali da chi ama la pesca da riva e vuole fare due “lanci” in scioltezza.

Il borgo antico si caratterizza per gli stretti vicoli e le case colorate a pastello tipiche dell’architettura ligure. La chiesa di Sant’Antonio Abate è il cuore del centro storico e il naturale contraltare architettonico alla Torre Saracena di forma quadrangolare che si trova davanti, elemento del sistema difensivo del territorio. Tra le frazioni che punteggiano le coline c’è Passano con il castello che domina la Valdeiva. Si possono fare piacevoli passeggiate tra i sentieri di un entroterra. Per chi sceglie l’estate, ogni sera di luglio e di agosto, Deiva offre un appuntamento e un’occasione per fare nuovi incontri. Nei ristoranti, il pesce regna sovrano con alcune chicche come i ravioli di pesce e il pesce alla ligure.

MONUMENTI

INGRESSO VIA MATTEOTTI
ARCO DENOMINATO DEL “BEGHETTO”
SAGRATO CHIESA DI S. ANTONIO ABATE
CHIESA DI S. ANTONIO ABATE CON INTERNI
TORRE QUADRATA CON MOSTRA ICONE
QUARTIERE ANTICO DEL “ROVERETO” E CINTA MURARIE
PIAZZA XXV APRILE E RESTI DEL POZZO
TORRE CIRCOLARE DEL QUARTIERE DELLA “MARINA”
INFO
SVOLGIMENTO: A piedi
DIFFICOLTA’: Nessuna
DURATA COMPLESSIVA: 1h e 30 minuti

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